Riabilitazione: un problema di salute nazionale. Ma l'Italia può sperare. Perchè...

Riabilitazione: un problema di salute nazionale. Ma l'Italia può sperare. Perchè...

Curare un paziente non significa solo agire su una patologia o riparare un danno, ma soprattutto prendersi cura di una persona, e riuscire a restituirla – il più possibile- ad una vita dignitosa, favorendo il reinserimento nella vita sociale e affettiva.

Ecco perché quello della riabilitazione è un tema-chiave della Salute, ed è stato affrontato nel corso del Meeting Salute. “La medicina riabilitativa oggi: uomo, macchine, ambiente”, questo il titolo dell’incontro promosso dal Think Tank del Meeting Salute, ha visto salire sul palco del Padiglione A1 esperti sul tema del calibro di Paolo Boldrini (Presidente della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa), Carlo Cisari (Presidente della  Società Italiana di Riabilitazione Neurologica, Maurizio Massucci (Direttore della Struttura Complessa di Riabilitazione Intensiva Ospedaliera Azienda USL Umbria 1) e Paolo Tonin (Istituto Sant’Anna, Crotone e IRCCS Ospedale San Camillo, Venezia).

 

RESTITUIRE L’INDIVIDUO AL SUO RUOLO SOCIALE E FAMILIARE

La medicina riabilitativa negli ultimi anni si è affermata in ambito nazionale e internazionale come una delle discipline più vivaci e in grande sviluppo. «Lo scopo di questa branca specialistica e dei suoi operatori è il recupero delle capacità funzionali dell’individuo, perse o ridotte a causa di un incidente o di una malattia, che abbia inficiato un apparato dell’organismo, restituendo l’individuo  al suo ruolo sociale e familiare», ha spiegato Carlo Cisari. «L’importanza della disciplina sta nella multidisciplinarietà del suo approccio – sostiene il fisiatra– Per questo è nata alcuni anni fa la SIRN: per raccogliere e sviluppare le competenze di tutti i sanitari  che operano nel campo della riabilitazione delle patologie neurologiche (ictus, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, lesioni del midollo spinale, malattia di Parkinson, ecc.)».

 

UN PROBLEMA DI SALUTE PUBBLICA.

In Italia, le persone con limitazioni funzionali dovute a malattie sono circa 13 milioni; circa 3 milioni hanno gravi difficoltà motorie o sensoriali, e si stima saranno 4,8 milioni nel 2020. E la centralità del paziente rimane un fondamento per l’approccio vincente per la cura del singolo per il successo di ogni intervento riabilitativo.  «A fronte di queste cifre, che hanno una dimensione tale da essere un problema di salute pubblica» spiega Paolo Boldrini.

IL PRESENTE E IL FUTURO: LA TECNOLOGIA

La tecnologia ha oggi un ruolo determinante sul recupero funzionale. I progressi della disciplina in questi anni sono stati notevoli: l’Italia è ai primi posti nel mondo, specie nel campo delle tecnologie più avanzate, grazie a centri di eccellenza come quello di Pisa per la robotica per la riabilitazione, presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna.

«L’utilizzo della robotica si è dimostrato utile in quanto aiuta il lavoro del operatore della riabilitazione e lo ripropone in modo ripetuto ed intensivo, ma non solo – spiega Maurizio Massucci – Lavorare con un robot, se fatto correttamente, può attivare nel paziente degli interessanti processi neurologici di apprendimento e psicologici di partecipazione attiva (engagement) al pari degli stimoli che ci sono nel gioco dei bambini».

«Le tecnologie innovative permettono di affrontare la necessità di definire e standardizzare i trattamenti utili e di personalizzarli, adattandoli alle caratteristiche personali e cliniche del paziente» gli fa eco Paolo Tonin.

«Negli ultimi due decenni gli studi clinici basati sull’utilizzo di sistemi robotici per la riabilitazione, in particolare quella in ambito neurologico, hanno evidenziato alcuni vantaggi significativi riconducibili alla quantificazione del recupero motorio mediante parametri biomeccanici registrati grazie al robot e ad una riduzione del danno motorio – sottolinea Stefano Mazzoleni, Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – anche se il trasferimento di tali miglioramenti a livello funzionale e per le attività della vita quotidiana devono ancora essere assicurati in maniera stabile anche a distanza di tempo dal termine del trattamento riabilitativo».